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Epidemia da Ebola: capire per non avere paura

Ebola
Ebola - Intervista al Prof. Dr Fernando Aiuti, Prof. Emerito alla "Sapienza" di Roma






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L’Ebola è il tema caldo degli ultimi mesi, e per conoscere davvero cos’è il virus Ebola e quali sono le nozioni importanti da sapere, abbiamo chiesto il prezioso contributo del Prof. Dr Fernando Aiuti che si è dimostrato subito disponibile a rispondere ad alcune nostre domande per darvi informazioni più che valide e accurate.
Il Prof. Dr Fernando Aiuti è ordinario di Medicina Interna, Direttore e Docente della Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica, coordinatore del Dottorato di Ricerche in Scienze delle Terapie Immunologiche presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specialista in Malattie Infettive e Cardiologia.

 

 

Cosa è l’Ebola?

La malattia Ebola è un’infezione causata da un virus appartenente alla famiglia dei filovirus così chiamati perché assomigliano a dei fili (struttura filamentosa) e sono causa di una febbre spesso emorragica. Il virus Ebola è stato isolato da malati di una grave febbre emorragica abitanti lungo il fiume Ebola nel Congo. In quel periodo l’infezione era presente anche in Sudan e Zaire (ora Congo). Il serbatoio naturale sono i pipistrelli, alcuni roditori che non si ammalano né muoiono per questa infezione, ma la propagano alle scimmie ed anche ad altri animali come le antilopi che si ammalano e muoiono.

 

Come avviene il contagio?

L’infezione si trasmette per contatto diretto attraverso il sangue ed altri fluidi biologici quali saliva, vomito, lacrime, escreato. Il virus è stato isolato anche nello sperma e nelle feci. Il contatto per via aerea, caratteristica via di trasmissione dell’influenza, è escluso. Ma bisogna segnalare che il contagio è possibile se un malato di Ebola ha tosse o conati di vomito e le particelle di escreato vengono a contatto con le mucose o con la pelle non integra di una persona sana. La contaminazione è molto facile da un malato a un sano, ma di recente si è notato che la trasmissione del virus è possibile nelle persone infettate e nel periodo di incubazione, anche se ancora non con malattia conclamata. Inoltre, alcune persone convalescenti sono pericolose per diverse settimane perché il virus può persistere in alcuni serbatoi umani quale i testicoli. Il contagio è possibile anche se non si lavano le mani dopo aver toccato vestiti, cibi, mobili e altri oggetti su cui Ebola si è depositato. Per questi motivi, sono state adottate misure igienico-sanitarie molto restrittive che sono fondamentali per bloccare l’epidemia. È indispensabile l’uso di disinfettanti anche banali perché il virus è estremamente labile ad agenti chimici.

 

Quali sono i sintomi dell’ebola?

La malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione di 1-3 settimane con febbre elevata, dolori muscolari, articolari, cefalea e forte vomito. In questa fase non ha alcun carattere di specificità e, nelle prime ore, può confondersi con una banale influenza. Poi insorgono la diarrea persistente e la perdita di sali minerali e liquidi che se non trattati portano alla disidratazione e allo shock spesso emorragico. La malattia è letale nel 50% dei casi circa entro pochi giorni dall’inizio. Nelle persone che superano l’infezione si formano anticorpi specifici che danno una immunità persistente per anni. Per questo motivo si sta pensando di utilizzare il sangue di questi individui guariti per estrarre anticorpi anti-ebola per poi trasfonderli a persone con malattia in atto. È importante ricordare che la malattia è esclusa se non ci sono stati nei giorni precedenti motivi di contatto con persone malate ove la zona è endemica o con persone sane provenienti da quelle aree.

 

Come si previene l’Ebola?

Le precauzioni sono utili sono nelle zone a rischio di Ebola. Bisogna tenersi lontani dai malati o da persone che sono state a contatto con i malati o i loro familiari; in caso di contatto casuale con malati o sospetti, si deve restare isolati nel proprio domicilio; è importante lavarsi sempre le mani con acqua e sapone, non mettere le dita delle mani negli occhi, nel naso o in bocca, se si hanno ferite coprirle con bende; mettere occhiali protettivi o mascherine o camici usa e getta in caso di assistenza di malati a rischio; evitare viaggi nei paesi in cui l’epidemia è in atto e in paesi limitrofi nei quali l’epidemia è finita solo da pochi giorni. In caso di contatto a rischi con malati si sono tentate alcune misure di profilassi con sieri iperimmuni ma ancora non si conosce l’efficacia di questa strategia post-esposizione.

 

Quali sono le false notizie più diffuse sull’Ebola che è bene sfatare?

Nei paesi africani ci sono problemi perché alcuni credono che la malattia sia stata diffusa da stranieri, da stregoni, da terroristi, dalle industrie farmaceutiche per profitto o dai nemici della loro nazione. Alcuni credono che toccando i morti di Ebola ci si possa immunizzare o comunque si potrebbe migliorare la propria salute. Da noi sono criticabili alcuni atteggiamenti politici discriminatori contro immigrati, clandestini, africani e si vogliono cacciare i bambini stranieri da scuola con la scusa del sospetto dell’Ebola. L’informazione corretta, in Italia, dovrebbe essere data dagli organi ufficiali istituzionali o da esperti e non dai politici perché sono meno credibili.

 

È vero che il virus Ebola potrebbe essere usato per il bioterrorismo?

Teoricamente sì, è considerato un mezzo biologico molto potente di categoria A, livello 4 che potrebbe essere usato per guerre batteriologiche. Ma per coltivarlo in laboratorio ci vogliono strutture molto avanzate che solo a livello governativo possono essere organizzate. In realtà, nel 1992 una setta terroristica giapponese denominata Aum Shinrikyo ed il cui leader era Shoko Asahara inviò un gruppo di 40 persone in Zaire con lo scopo di prelevare il virus Ebola e usarlo a scopi terroristici. Fortunatamente furono scoperti in tempo e ora queste ipotesi sono solo a livello cinematografico (Film come: Contagio, Virus Letale, Potere esecutivo, ecc).

 

Il virus Ebola è unico o ci sono vari ceppi? È vero che è mutato?

Ci sono vari ceppi di virus Ebola che portano la denominazione delle zone nei quali sono stati isolati (Zaire, Sudan, Liberia, ecc.) ma la struttura è quasi identica. Da pochi giorni è stato isolato un ceppo di Ebola nel Congo colpito da un piccola epidemia in zona rurale che a settembre ha provocato 49 morti e che ora si è fermata. Questo ceppo è diverso nel 4% da quello che si sta diffondendo in Liberia, Guinea, Sierra Leone e sembra essere originato da diversa specie animale, quindi non si tratterebbe di una mutazione recente. Sembra che l’elevata contagiosità dell’Ebola sia in parte legata all’alta carica virale presente nelle persone malate.

 

Lo stato di allarmismo è giustificato in Italia?

Al momento non c’è alcun motivo di preoccupazione, non ci sono casi in Italia e la rete di protezione è adeguata, le strutture sanitarie sono efficaci e moderne. Eventuali casi sarebbero subito isolati come è avvenuto in altri paesi.

 

Quali sono le previsioni sul futuro di Ebola e le conseguenze a livello politico e socioeconomico?

Allo stato attuale (articolo del 24/10/’14) l’epidemia da virus Ebola ha infettato circa 10.000 persone causando 5.000 morti e quindi è una delle malattie infettive con più elevata letalità, forse solo preceduta dal vaiolo umano, ora estinto. Le conseguenze di una diffusione internazionale dell’infezione al momento sono poco probabili. È pertanto fondamentale istituire misure intense preventive negli stati colpiti, blocchi di linee aeree da quei paesi e blocchi alle frontiere degli stati contigui a quelli finora prevalentemente colpiti: Sierra Leone, Guinea e Liberia. Due esempi di efficaci misure preventive sono i due stati, il Senegal e la Nigeria, finora colpiti con pochi casi in estate e che da oggi sono stati dichiarati fuori dall’epidemia perché da oltre 40 giorni non ci sono state più infezioni. Anche i casi isolati avvenuti in Spagna, Norvegia e USA sono stati contenuti grazie alle misure preventive. Bisogna che gli stati colpiti siano subito aiutati con invio di personale esperto sanitario e forse di polizia internazionali per evitare il panico della popolazione ed il mancato rispetto delle misure preventive. Le previsioni sul futuro sono incerte, secondo le stime minime ci potrebbero essere a fine gennaio 2015 circa 200.000 casi cumulativi, mentre le stime catastrofiche parlano di un milione. È comunque certo che alla fine di novembre si conteranno circa 20.000 casi cumulativi e 10.000 morti.
Oltre ai problemi medici, ci sono e diventeranno ancora più gravi quelli economici e sociali, aumentando le attuali difficoltà. La crescita del PIL in Liberia era del 6.8% nel 2013, ma scenderà a -4,9% nel 2014, secondo le stime della Banca Mondiale. Cifre analoghe sono previste per Guinea e Sierra Leone. Immaginate che già le scuole sono chiuse da mesi e i giovani non saranno più educati. Il mercato scenderà nel 2015 almeno del 15% con una disoccupazione drammatica. Stiamo ancora una volta pagando il costo di un grave ritardo e di una sottostima dei governi locali, ma anche delle organizzazioni internazionali come OMS. Finalmente Barack Obama si è mosso perché ha capito che l’epidemia potrebbe arrivare anche in USA.

 

Ci sono terapie specifiche efficaci?

No, purtroppo le terapie sono finora sintomatiche e poco efficaci. Però si stanno preparando anticorpi monoclonali in vitro diretti contro il virus in grado di essere trasfusi nei malati. In alternativa si sta pensando a sieri iperimmuni prelevati da persone guarite dalla malattia. Un vaccino è in allestimento e presto inizierà la I fase sperimentale. Comunque, prima di 2 anni è impensabile una produzione di un vaccino in larga scala per potere immunizzare milioni di persone africane.

 

Perché non è stato preparato un vaccino o non sono state trovate cure efficaci ancora oggi se il virus Ebola è noto da 40 anni?

Una delle risposte potrebbe essere legata alle difficoltà tecniche che non hanno permesso di produrre vaccini efficaci. Certo è possibile, nemmeno per la sifilide o TBC ci sono vaccini ancora oggi efficaci. Ma sono finora stati fatti tentativi consistenti? Oppure le multinazionali non hanno investito perché non ci sarebbe stato un mercato? Le varie nazioni all’avanguardia ed i ricercatori hanno messo risorse adeguate? Secondo me no. Se questo fosse stato fatto, forse oggi avremmo una terapia o un vaccino disponibile contro Ebola. Facile la risposta: pochi casi di malati, poco guadagno e un’infezione endemica confinata per anni solo in paesi poveri. Oggi gli aiuti vengono dai paesi sviluppati solo per paura di essere invasi dal virus.
Questa lezione serva a tutti almeno per evitare che un caso simile si possa verificare in un prossimo futuro con altri virus finora orfani.

 

Fernando Aiuti
Professore Emerito alla Sapienza, Università degli Studi di Roma


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