In questi ultimi anni i mutamenti sociali hanno evidenziato come la cura dell'immagine sia alla base del comune sentire.
Nella società contemporanea il "bello" è divenuto sinonimo di successo, l'aspetto esteriore piacevole da un senso di fiducia e di amor proprio che supportano e rendono più solide qualità personali che probabilmente, in assenza di un aspetto psicologico positivo, non avrebbero quella stessa forza costruttiva.
Un ruolo determinante, nell'accentuazione di ciò, è stato svolto dai mezzi di comunicazione che hanno fatto del "bello" uno dei valori essenziali per l'affermazione della propria identità.
Ma cos'è il "bello" a cui oggi si ambisce?
La risposta che di solito si dà è: "Ciò che piace!"
Nella realtà tanti sono i fattori che influiscono e che quindi portano a dare una risposta. Da tempo immemorabile filosofi e studiosi dell'estetica si sono susseguiti con i loro pensieri nel cercare di fornire un concetto base sulla bellezza.
Per citarne alcuni: Platone ad esempio con il suo idealismo, Kant che la pone come causa dell'immaginazione pura, Hegel con i suoi parametri detta i criteri dell'estetica associandosi ad Aristotele – regolarità, simmetria, ordine.
Se possiamo affermare che "E' bello ciò che piace", è anche vero che l'armonia delle forme, nella loro simmetria e regolarità, è essenziale per una corretta interpretazione della bellezza di oggi, così come di ieri.
Alcuni esempi di come la nostra immagine, nell'immaginario collettivo, può essere influenzata dalla irregolarità delle forme:
Un mento sfuggente denota debolezza di carattere.
Lo strabismo implica falsità.
L'obesità è sinonimo di pigrizia.
Le orecchie prominenti sono indice di stupidità.
I lineamenti del volto alterati sono legati alla criminalità.
Dr Vincenzo Deodato - Chirurgo plastico
Testo tratto da un articolo personale pubblicato nella Rivista dell'AVO – ottobre 2002