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Davuty
Utente di ABCsalute.it
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Buongiorno, sono una donna di 36 anni con un cheratocono. Un paio di anni fa sembrava che questa si fosse arrestata al II stadio, ma dopo la gravidanza, conclusasi 6 mesi fa, è inspiegabilmente e precipitosamente peggiorata. La causa del peggioramento può essere imputabile alla gravidanza. Cosa devo fare? È il caso di operami (cross-linking, per fermarla) immediatamente come suggerisce il mio oculista o è meglio vedere se con il tempo riesce a regredire? Vorrei un consiglio, grazie.
 
Orione
Utente di ABCsalute.it
Messaggi: 20
Cara Signora,
se lo spessore corneale lo permette segua il consiglio del suo oculista e si faccia operare con la tecnica Cross Linking.
Se desidera maggiori informazioni al riguardo visiti il mio sito web: www.orioneye.com

Cordiali saluti

Carlo Orione
 
SIRAVO
Utente di ABCsalute.it
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Messaggi: 172
Carissima,
il cheratocono si presenta in quattro stadi di evoluzione.
“Nel primo stadio siamo davanti ad una leggera deformazione della cornea e quindi è sufficiente un paio di occhiali per correggere la deformità della vista. Per il secondo e terzo stadio siamo davanti ad una deformazione più pronunciata; gli occhiali non sono più sufficienti e c’è bisogno di ricorrere a lenti a contatto oppure a interventi chirurgici “meno invasivi” come la “cheratoplastica lamellare” dove le lamelle superficiali malate della cornea vengono sostituite oppure si interviene con l’inserzione degli “anelli intrastromali”, elementi di materiale sintetico che regolarizzano la superficie della cornea e correggono così il difetto visivo. Nel quarto stadio siamo all’evoluzione finale della malattia e l’unica terapia efficace è il trapianto di cornea”.Attualmente la ricerca su nuove tecnologie di costruzione di lenti a contatto ha fatto un grande passo avanti grazie appunto all'aiuto dei topografi . Si è infatti potuto portare un innovazione alla ricerca di geometrie della superfice posteriore della lente, quella che appoggia sulla cornea, per rendere confortevole il porto della lente. Non dobbiamo dimenticarci che c'è sempre un periodo di adattamento che varia da soggetto a soggetto e che deve essere supportato sempre da una grande motivazione del paziente. L'importante è anche l'assistenza che il contattologo deve prestare come garanzia alla integrità della salute del paziente e il paziente deve seguire scrupolosamente le indicazioni del contattologo.
Questo riduce i rischi di patologie che possono compromettere il porto delle lenti a contatto, che per chi è affetto da cheratocono può essere estremamente debilitante.
Quindi a seconda dello stadio e quindi del tipo ci sono metodiche diverse:
-Terapia Cross - Linking per
Cheratocono di 1° e 2° grado
Ogni tecnica chirurgica ha delle precise indicazioni, che sono state formulate dagli ideatori stessi delle metodiche, forti della loro esperienza personale. Non esiste una metodica unica capace di dare sempre e comunque, risultati eccellenti per ogni tipo di cheratocono. Sarà compito del chirurgo essere a conoscenza di tutte le tecniche oggi a sua disposizione, e saper usare quella migliore per ogni paziente che si rivolgerà a lui al fine di risolvere il suo problema.
E' quindi assolutamente necessario sottoporsi ad un'accurata visita da parte di specialisti che abbiano una lunga esperienza nel settore della chirurgia refrattiva e del cheratocono.
Solo osservando tali precauzioni si potrà godere dei benefici di queste nuove tecniche.
- la M.A.R.K.:
Mini Cheratotomia Radiale Asimmetrica ( M.A.R.K.).
La M.A.R.K. ottiene l 'appiattimento della cornea sino a valori fisiologici e, di conseguenza, riduce i difetti visivi che si sono creati per conseguenza della deformazione della cornea stessa.
La Mark viene eseguita solamente nell'area colpita dal cheratocono e, sia l'appiattimento, sia il rinforzo strutturale conseguente, viene quindi portato nella zona deformata.
Il primo risultato dell'intervento è la possibilità di vivere una vita quotidiana in maniera assolutamente normale.

-Terapia parachirurgica, farmacologica, del cheratocono.

Recentemente la ricerca sul cheratocono ha prodotto una nuova terapia, molto promettente, che permetterebbe una stabilizzazione del cheratocono.

Tale terapia è stata chiamata Cross Linking corneale. Numerosi sinonimi sono stati coniati, a seconda della lingua originale degli autori delle diverse sperimentazioni eseguite in diverse parti del mondo.

Tali sinonimi sono: X-LINK, CCL, C3-R e Riboflavina associata a radiazioni ultra violette.

La tecnica risale, per i primi casi trattati, al 2000 ed è stata sperimentata in Germania, Svizzera, Stati Uniti d'America, Grecia ed, ultimamente, in Italia.

La metodica consiste, essenzialmente, nell'utilizzo di un collirio a base di Riboflavina ( vitamina B2). Tale collirio viene fatto penetrare in tutti gli strati corneali e nella camera anteriore dell'occhio. La camera anteriore dell'occhio è quello spazio compreso tra la faccia posteriore della cornea e la superficie anteriore del cristallino.

Una volta che tale collirio penetra in queste strutture, l'occhio viene esposto ad una ben precisa dose di radiazioni ultraviolette di tipo A ( U.V.A. ).

Le radiazioni ultra violette hanno il potere di scindere la molecola di riboflavina in diverse componenti. Una di queste componenti è costituita da atomi di ossigeno e tali atomi andranno a collocarsi in ben definite parti del collagene corneale, formando dei "ponti" tra diversi strati del collagene stesso. Il ripetersi di tali legami in diversi parti del collagene e nei diversi strati di fibre di collagene, porterà ad un netto incremento della robustezza della cornea. Questo incremento di robustezza porta ad un arrestarsi della progressione del cheratocono.

Tale tecnica aveva, inizialmente, come indicazione, cheratoconi in fase evolutiva, ma con spessore corneale e curvature corneali tali da potere essere definiti come cheratoconi iniziali od, al massimo, di I ° stadio , in quanto in tali situazioni si aveva la certezza di due risultati fondamentali: l'arrestarsi del progredire della patologia ed il mantenimento della acuità visiva in possesso al momento del trattamento.

I risultati ottenuti, superiori alle più ottimistiche previsioni, ha portato gli autori delle sperimentazioni ad utilizzare la metodica del Cross-Linking anche in casi più evoluti. In questi casi si è osservato l'arrestarsi dell'evoluzione del cheratocono, ma la capacità visiva, post trattamento, è risultata essere limitata dalla irregolarità della curvatura corneale presente al momento del trattamento.

Attualmente si sta sperimentando l'applicazione contemporanea del Cross-Linking e degli I.C.R al fine di potenziare l'efficacia dei singoli trattamenti.
Il connubio M.A.R.K. e Cross-Linking al fine di potere operare, in modo conservativo, cheratoconi. degli stadi predetti
Ovviamente poi esiste il più sfruttato degli interventi ovvero la cheratoplastica.
Il trapianto di cornea ( Innesto di cornea )
In una percentuale pari a circa il 24% di tutti i pazienti colpiti da cheratocono, la malattia evolve in modo progressivo e continuativo fino a portare al trapianto della cornea stessa.
Quando è che si deve ricorrere ad un innesto di cornea?
In caso di eccessivo assottigliamento dell'apice del cono od in caso di cicatrici opache centrali, tali da interferire con la visione, i pazienti, per migliorare la loro vista e per non avere più il dolore causato dalle lenti a contatto, dovranno ricorrere ad un innesto di cornea.
L'innesto può essere perforante oppure lamellare.
Il cosiddetto trapianto perforante consiste nella rimozione, completa ed a tutto spessore, della parte centrale della cornea del paziente e nella sua sostituzione con una cornea proveniente da un donatore.
L'intervento perforante di cornea ha successo in una percentuale dell' 85-90% dei casi. Infatti circa il 10-15% dei trapianti perforanti eseguiti, va incontro a rigetto.
In caso di innesto lamellare, non viene rimossa la cornea in tutto il suo spessore. Si pratica una separazione dei diversi strati della cornea ed andiamo a sostituire solamente gli strati superiori, più esterni, della cornea stessa lasciando quello più profondo al suo posto senza sostituirlo. In questo modo si vanno a ridurre sostanzialmente i rischi legati al rigetto.
La situazione comunque come vede è sottocontrollo anche nel senso innovativo delle metodiche chirurgiche e parachirurgiche e quindi sicuramente risolvibile.


Un caro saluto.
PROF.D.SIRAVO
siravo@supereva.it
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Prof. Dr Fabio Dossi
VP234
Medico di ABCsalute.it
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Messaggi: 46
E' difficile assistere ad una regressione del peggioramento per cui il trattamento dei cross-linking può essere l'unica alternativa.
Saluti
Studio Dossi

_________________
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SIRAVO
Utente di ABCsalute.it
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Messaggi: 172
CROSS-LINKING TRANSEPITELIALE
Tale tipo di cross linking si pratica con l'uso di RICROLIN® TE- Soluzione oftalmica per il cross-linking del collagene corneale con metodica transepiteliale.
RICROLIN®TE è una soluzione oftalmica ipotonica contenente Riboflavina (0,1%) e sostanze (enhancer) in grado di facilitare il passaggio della Riboflavina stessa attraverso l’epitelio corneale integro. Tale soluzione, impiegata nell'occhio insieme ad un emettitore di radiazioni UV-A, permette di eseguire un intervento di cross linking senza la rimozione dell’epitelio corneale.
Lo scopo fondamentale di RICROLIN®TE è quello di costituire una barriera protettiva nei confronti della penetrazione dei raggi UV-A oltre lo stroma corneale, preservando così le delicate strutture interne dell'occhio (endotelio corneale, cristallino e retina) dal danno che le radiazioni arrecherebbero alle stesse.
La soluzione di RICROLIN®TE è in grado infatti di ridurre fino al 95% l'intensità dell'energia UV che arriva agli strati profondi della cornea.
La penetrazione transepiteliale della Riboflavina, facilitata dall’aggiunta di sostanze enhancer, senza che si debba procedere alla rimozione dell’epitelio corneale, facilita l’intervento di cross-linking abbreviandone i tempi di esecuzione e riducendo il disagio postoperatorio per il paziente.


Un caro saluto.
Prof.D.Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it

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