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Ottobre rosa contro il tumore al seno

Prevenzione del tumore al seno
Prevenzione del tumore al seno - Fotolia






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Oggi vi proponiamo un guest post a cura di Andrea Robotti, ricercatore e redattore scientifico.

 

Siamo a metà ottobre, nel pieno del cosiddetto mese rosa per la prevenzione oncologica femminile. In questo mese l’attenzione è rivolta a un argomento dalle tante sfaccettature, alcune sconosciute e altre sottovalutate. L’iniziativa più nota è la Campagna Nastro Rosa per la lotta ai tumori al seno. Ideata nel 1989 negli Stati Uniti da Evelyn Lauder e promossa in più di settanta Nazioni, la Campagna Nastro Rosa nasce per diffondere la cultura della prevenzione, in particolare si propone di sensibilizzare le donne sulla necessità di sottoporsi a opportuni esami per prevenire il tumore del seno.
In Italia, da 22 anni la Lilt promuove questa iniziativa e la diffusione della conoscenza della patologia, insieme alla necessità di un percorso preventivo attraverso una serie eventi e progetti la cui rilevanza e diffusione sul territorio è cresciuta fino a rendere ottobre un mese denso di appuntamenti e ricco di spunti di riflessione.

 

In una società frenetica come la nostra, infatti, tutti noi dovremmo fermarci per pensare a quanta attenzione prestiamo alla nostra salute. In ottobre, però, l’obiettivo principale è prendersi maggiore cura delle donne comunicando loro l’importanza di avere sane abitudini di vita, informarle sui progressi della medicina oncologica in termini sia di diagnosi che di terapia, e aiutarle a comprendere cosa vuol dire affrontare il cancro.
Uno dei principali messaggi che la comunità medico-scientifica lancia, riguarda la necessità di non considerare il tumore come il male del secolo o, peggio, come una strada senza uscita che ognuno di noi spera di non dover mai percorrere. L’immagine positiva da costruire deve essere quella di una malattia che, per quanto grave, può essere affrontata e curata in un numero crescente di casi. Un simile cambio di prospettiva è possibile attraverso tante piccole azioni quotidiane.

 

Il primo passo da fare è inquadrare il tema dal punto di vista medico. Una profonda conoscenza della patologia, degli esami necessari a una giusta prevenzione e la comprensione di tempi e percentuali di successo delle cure, sono la condizione di partenza per approcciare il tema in modo sereno. Gli accertamenti diagnostici oggi a disposizione consentono, infatti, di poter individuare lesioni tumorali millimetriche, con grado di malignità e indice di aggressività bassi e alle quali si affianca un rischio di metastatizzazione pressoché nullo.
Uno scenario simile deve diventare un forte incentivo a sottoporsi a controlli periodici, specie per le donne al di sotto dei 50 anni, età in cui il rischio di recidiva è pari circa al 30%. In presenza di un nodulo, nel 90% dei casi c’è possibilità di guarigione grazie all’utilizzo di tecniche poco invasive o debilitanti e la sicurezza che la propria femminilità non sarà intaccata e, quindi, si conserverà un seno integro. Nonostante i progressi scientifici, il tumore al seno rimane una patologia frequente la cui incidenza è in crescita perché si allunga la vita media e aumentano i fattori di rischio.

 

Uno dei maggiori fattori di rischio è la familiarità, soprattutto se legata alla mutazione che può subire il gene di Brca2, una proteina responsabile della riparazione dei danni ricevuti dal DNA.
Se, da un lato, i dati scientifici indicano che un cattivo funzionamento del gene porta a una forma che non garantisce queste riparazioni e a un aumento da quattro a sette volte del rischio di sviluppare un tumore al seno, è anche vero che non sempre gli esempi offerti dalla società sono corretti. Talvolta, per esempio, c’è il rischio concreto di immedesimarsi in un personaggio famoso e imitarlo senza ragione: una donna dovrebbe sottoporsi a doppia mastectomia solo dietro preciso consiglio medico avvalorato da test genetici, e non perché l’ha fatto Angelina Jolie.

 

A questo punto, è utile farsi una domanda: quanto ne sanno le donne di prevenzione e quanto conoscono la malattia? Una recente indagine commissionata dalla Fondazione Veronesi svela che le dirette interessate ne sanno pochissimo. Le percentuali dicono che il 94% delle donne è al corrente che si tratta della neoplasia più diffusa, ma il livello d’informazione è discreto nel 48% dei casi e buono nel 15%. A conferma di ciò, il 60% delle ragazze di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha una consapevolezza scarsa o nulla del problema, e il 22% delle intervistate (età 18-65) crede nel falso mito secondo cui la depilazione ascellare e l’uso del deodorante farebbero insorgere il tumore al seno. Il 90% del campione, invece, sa che la familiarità e le cause genetiche sono tra i principali fattori di rischio, ma solo la metà di loro è conscia dell’incidenza negativa dello stile di vita: alimentazione, fumo, alcolici e vita sedentaria.

 

Per quanto riguarda i controlli, lo stesso sondaggio ha rilevato che il 93% delle donne è informato della necessità di sottoporsi ad un controllo con mammografia, ma il 30% non sa che è consigliabile eseguire anche un’ecografia o che lo specialista a cui rivolgersi è il senologo.
Infine, il 22% del campione totale e il 25% delle 18-35enni non conoscono cos’è l’auto-palpazione, il 33% non sa quanto sia utile cominciare le visite tra i 30 e i 40 anni, e solo l’11% delle donne (26% tra le giovani) è convinto che i controlli preventivi possono evitare l’insorgere della malattia. Questi dati indicano la necessità di investire molte energie devono per creare consapevolezza.

 

In questa direziona si colloca l’operato delle reti di associazioni di pazienti come Europa Donna Italia che si spendono ogni giorno nell’informare il pubblico con sit-in e dibattiti. La principale iniziativa degli ultimi mesi è stata la pressione nei confronti dei servizi sanitari locali per applicare la delibera della conferenza Stato-Regioni sulla creazione di una rete assistenziale dedicata all’ambito senologico. Uno di questi eventi si è svolto lo scorso 2 ottobre a Catania e ha avuto come scopo la richiesta dei tempi di apertura e la definizione della sede dei centri di riferimento, le Breast Unit.

Breast unit Catania

La Fondazione Veronesi ha lanciato la campagna Pink is Good, perché consapevole di quanto sia necessario diffondere e promuovere la cultura della prevenzione che comprende uno stile di vita sano e gli esami periodici per la diagnosi precoce. Tra le iniziative in programma, spiccano i Pink Days, cinque giornate sulla prevenzione organizzate in cinque diverse città italiane con la collaborazione di noti marchi di cosmetici e profumerie. Durante queste tappe, i ricercatori e i nutrizionisti della Fondazione Veronesi sono a disposizione di tutte le donne per un confronto diretto su prevenzione e alimentazione. Dopo Roma il 2 ottobre e Bologna il 9, le città coinvolte saranno Pisa il 16, Torino il 23 e Bari il 30 ottobre.

 

Inoltre, presso la vostra ASL di riferimento o il vostro medico di famiglia è possibile richiedere i calendari degli eventi più vicini a voi e le date delle giornate dedicate all’informazione delle donne sul tumore al seno. Tra queste, ci saranno di certo gli eventi organizzati in occasione della giornata europea per la prevenzione in programma, in tutta Europa, il 15 ottobre.

 

Ascoltare chi vive la malattia oppure ne è strettamente a contatto, come pazienti, parenti e medici, è un modo particolarmente efficace per conoscere il tumore al seno. Il grande aiuto che può arrivare da questo tipo di consapevolezza è testimoniato da alcune delle attività che si svolte durante il mese di ottobre.
Ecco le principali:

 

  1. Il libro “Con il nastro rosa – Storie di donne che si sono riprese il futuro” (Piemme edizioni), scritto dal giornalista Aldo Forbice con Francesco Schittulli, oncologo e presidente della Lilt. Narrazione di esperienze dirette, di storie vere, le cui protagoniste sono donne di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. I racconti, corredati delle riflessioni del medico, aiutano a ripercorrere i vissuti emotivi legati a traumi, trattamenti, rapporti complessi con medici e difficoltà a relazionarsi con le persone vicine;
  2. La conclusione del concorso letterario “Donna sopra le righe”, nato per dare a coloro che vogliono testimoniare la malattia la possibilità di condividere la propria storia con racconti o poesie. Organizzato dall’associazione Iosempredonna Onlus, ha avuto come presidente di giuria Andrea Camilleri e la sua serata di premiazione il 4 ottobre scorso;
  3. Il primo raduno nazionale delle donne operate al seno tenutosi il 4 e 5 ottobre a Chianciano è stata una grande festa. La città ha ospitato l’evento in Piazza Italia addobbata per l’occasione con quadrati fatti a maglia, Knitting Rosa, inviati dalle donne stesse. La loro unione ha voluto simboleggiare l’importanza, per chi affronta un tumore, di fare rete. Il raduno è nato infatti dal gruppo Facebook Tumore al seno che conta oltre 4.560 donne.

 

Infine, sottolineamo la decisione presa da molte associazioni di pazienti in accordo con gli enti pubblici: illuminare i monumenti con luce rosa durante tutto il mese di ottobre.


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