Prof. Dr Alfio Giovanni Patanè

Medico Chirurgo Specializzato in Neurologia

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laurea
    08/07/1987 - Medicina e Chirurgia (Catania)
    Iscrizione all'albo

    25/02/1988 - Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di Catania (Ordine Prov di Catania) n. 8990

    Specializzazione

    24/07/1991 - Neurologia (Catania)

    Abilitazione
    1987 /2 - Medicina e Chirurgia (Catania)

Patologia della memoria

Scritto da
Prof. Dr Alfio Giovanni Patanè

Pubblicato il
20/01/2012

Fonti:

- Riesberg, B. Alzheimer's disease. A standard reference – McMillan, London.

- Torack, R.M. The pathological physiology of dementia with implications for the diagnosis and treatment – Springer Verlag, Berlin.

- Wells, C.E. Dementia – Davis, Philadelphia.

Intendiamo per memoria, in termini semplici, la facoltà di immagazzinare le informazioni ricevute, rievocarle e riconoscerle.

Tuttavia il ricordo non è mai la riproduzione fedelissima di una percezione passata: è sempre qualcosa di nuovo e di diverso, perché anche una modestissima parte va quasi sempre perduta e perché al residuo delle percezioni passate si aggiunge spesso, inconsciamente, qualcosa di estraneo.

 

Oggi la patologia della memoria è uno dei disturbi più frequenti che un neurologo osserva in una stragrande maggioranza di soggetti e non soltanto anziani, anzi a tal proposito è necessario sfatare un luogo comune: la perdita dei ricordi che si verifica negli anziani può essere così mascherata da apparire al contrario come una maggiore ricchezza di ricordi. In realtà i ricordi si formano anche per legami associativi, e quanto più lunga è l'esperienza del soggetto, quanto più ricco di ricordi è il patrimonio mnemonico di una persona, tanto maggiori sono le possibilità di nuovi rapporti associativi che permettono la rievocazione dei ricordi. Ciò che si va perdendo gradualmente, parallelamente al lento declino del tempo, non è il numero delle tracce mnemoniche, cioè dei ricordi accumulati e tesaurizzati, bensì la facilità di acquisirne di nuovi. Ne consegue necessariamente che l'allarme per una patologia della memoria deve essere avvertito quando la predetta capacità di apprendimento dei nuovi ricordi appare fortemente scemata. Spesso i parenti vengono indotti nell'equivoco per il fatto che il loro congiunto riesca a rievocare nitidamente persino remotissimi fatti, accaduti nel corso dell'infanzia, non badando invece al fatto che non ricordi un'attività ripetitiva, come ad esempio cos'abbia mangiato a pranzo il giorno prima.

Infatti le incapacità di rievocazione di contenuti semplici e anche ripetitivi compiuti di recente si osserva nel modo più tipico nelle varie demenze e soprattutto nella demenza senile.

 

Talvolta i ricordi possono essere addirittura falsati in quei casi in cui, essendo la memoria estremamente debole, le incapacità di rievocazione vengono colmate dai prodotti della fantasia.

 

Si crea allora il fenomeno della "confabulazione" che consiste nella sostituzione di creazioni fantastiche ai ricordi perduti; creazioni fantastiche, invenzioni che vengono accettate dal malato come realtà.

 

I casi precedenti quindi, come l'incapacità delle rievocazioni più recenti e anche della confabulazione necessitano dell'attenta osservazione del neurologo, esperto nella diagnosi e nella terapia di tali disturbi, al fine di instaurare un corretto trattamento.



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