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Prof. Dr Andrea Cusumano

Medico Chirurgo specialista in Oftalmologia

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laurea

    29/11/1984 - Medicina e Chirurgia (Roma)

    Iscrizione all'albo

    27/06/1985 - Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di Roma (Ordine della Provincia di Roma) n.36084

    Specializzazione

    15/07/1988 - Oftalmologia

    Abilitazione

    1985 /1 - Medicina e Chirurgia (Roma)


Il progetto della retina artificiale si inquadra in quello della visione artificiale

Scritto da
Prof. Dr Andrea Cusumano

Pubblicato il
27/09/2010

La visione artificiale. La retina artificiale si inquadra in un progetto più complesso che si chiamava Visione Artificiale.

Quale fu il motivo di quel progetto? Fu che la prospettiva e l'ambizione da parte dell'uomo di riuscire a far vedere il non vedente non è nata solamente in questi ultimi anni ma risale a più di 35 anni fa. 

 

La nascita del progetto Visione Artificiale. A metà degli anni '70 negli Stati Uniti, e in particolare

a New York, nacque un progetto noto come Visione Artificiale del quale un certo William Dobelle era stato un pioniere insieme a dei colleghi della Columbia University.

Il progetto riguardava pazienti non vedenti, i quali potevano anche aver avuto la privazione fisica del bulbo oculare, ad esempio a seguito di incidenti magari automobilistici.

Venivano utilizzate delle placche, inizialmente a dadi e in seguito più estese, impiantate nella corteccia visiva, e quindi nella zona occipitale, che erano collegate a una telecamera (immaginiamoci quella che poteva essere la tecnologia negli anni '70) e, attraverso l'utilizzo di un computer di dimensioni mastodontiche (era grande quanto due scrivanie), si cercava di far ricostruire ai pazienti delle immagini in chiaro scuro, quindi più che altro un profilo delle immagini, proiettate attraverso la telecamera sulla loro corteccia cerebrale occipitale e visiva. 

 

La sperimentazione. Sono stati operati un numero limitatissimo di pazienti, alcuni dei quali hanno avuto complicanze gravi: un paziente credo abbia avuto persino l'encefalite, e non so se sia sopravvissuto, in un altro paziente la placca si è spostata, in un altro è stata estrusa e un paziente soltanto, nel quale la placca era stata montata in una posizione non adeguata ma, guarda caso, più consona, ha avuto una risposta accettabile.

Si tratta di una persona, che era vivente fino a pochi anni fa e che ho incontrato alcune volte a New York, che ha utilizzato questo sistema per poter vedere con grande difficoltà dei numeri o delle sagome nell'ambito di ambienti a lui conosciuti. 

 

Allo stato attuale. Questo progetto è naufragato nel corso degli anni perché l'F.D.A. - Food and Drug Administration - non ha mai dato l'approvazione, visto l'altissimo rischio per la vita dei pazienti a causa delle patologie derivate.

Ci sono ancora degli impianti sporadici effettuati anche in Europa che da una parte sono pionieristici e d'altra rivelano poca cautela per il paziente.

Questo tipo di progetto fa parte di un'oftalmologia di frontiera nella quale lo stesso medico si chiede se si può osare o non osare, visto che a volte le problematiche possono essere anche extraoculari.

I risultati sono comunque scadentissimi e negativi perché, con la tecnologia oggi disponibile, il rapporto tra rischio e beneficio è inaccettabile.



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