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Prof. Dr Giorgio Calabrese

Specialista in Scienze dell'Alimentazione

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laurea

    09/11/1977 -Medicina e Chirurgia (Catania)

    Iscrizione all'albo

    10/03/1978 - Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di ASTI (Ordine della Provincia di ASTI)

    Specializzazione

    09/07/1987 - Scienza dell'Alimentazione Indirizzo Nutrizionistico (Pavia)

    Abilitazione

    1977 /2  - Medicina e Chirurgia (Catania)


In presenza di una patologia epatica: proteine, carboidrati complessi e olio extra vergine d’oliva



Scritto da
Prof. Dr Giorgio Calabrese

Pubblicato il
10/06/2010

Fonti:

Pubblicato su Famiglia Cristiana 10.06.2010

Le malattie del fegato vere o presunte. Molte persone avvertono dei disturbi in relazione all’assunzione del cibo, che vengono erroneamente indicati come mal di fegato o insufficienza epatica.

In realtà si tratta per lo più di problemi di dispepsia, ovvero di cattiva digestione.

 

L’epatite acuta e l’alimentazione. Quando ci troviamo di fronte a malattie del fegato, come l’epatite acuta, o ad una patologia epatica che ha un carattere cronico è in ogni caso molto importante, per non affaticarlo, frazionare la propria alimentazione giornaliera in cinque o sei pasti, prevedendo due o tre spuntini con yogurt, cereali e frutta.

 

Il fegato malato e l’alcol. Le malattie del fegato escludono in modo assoluto l'assunzione di alcol. Questa necessità di evitare le bevande alcoliche è giustificata dal fatto che il fegato, se si ammala, ha una capacità assai ridotta di metabolizzare l’alcol, il che provoca un abnorme accumulo di grassi da cui deriva la steatosi epatica.

 

Il consumo di sale. Lo stesso criterio limitativo deve essere anche messo in relazione con il sale perché il suo uso eccessivo provoca una crescita della ritenzione idrica del corpo che può portare alla formazione di un pericoloso edema (accumulo eccessivo di liquidi negli spazi interstiziali dell'organismo).

 

L’assunzione di grassi alimentari. Il caso dei grassi alimentari è diverso, in quanto elementi nutrizionali importanti non devono essere esclusi ma inseriti nell’alimentazione in modo equilibrato, provvedendo ovviamente a eliminare le fritture e ponendo un limite per i grassi di origine animale.

A questo proposito è stato infatti dimostrato in modo evidente che le diete, che escludono rigidamente i grassi o li riducono quasi del tutto, possono essere spesso dannose in particolare quando si è in presenza di una malattia al fegato.

Nello specifico è opportuno raccomandare l'uso dell'olio extravergine di oliva come condimento, perché si tratta di un olio vegetale particolarmente dotato di acidi grassi essenziali, di vitamine e di antiossidanti.

 

Le malattie del fegato e le uova. È necessario sottolineare che è falso affermare che le uova rispondono ad una rigorosa controindicazione nel caso che il soggetto sia affetto da una patologia epatica. È tuttavia indispensabile considerare che in presenza di calcoli della colecisti, alimentarsi con uova può causare spasmi dolorosi dovuti a coliche biliari.

 

La dieta e i carboidrati. In presenza di una delle malattie del fegato è necessario adottare un’alimentazione ricca di carboidrati complessi e quindi che preveda la presenza del riso, delle patate, della pasta e dei vari tipi di cereali.

 

Il ruolo delle proteine. Anche le proteine sono importanti e non devono quindi essere eliminate dalla dieta né in qualche misura ridotte nemmeno quando le malattie del fegato si siano cronicizzate.

Nel caso sia necessario ridurre comunque l'apporto nutrizionale è meglio assumere le proteine dei vegetali e dei legumi e, nel caso di quelle animali, alla carne preferire il latte e i formaggi, privilegiando quelli freschi perché hanno meno grassi.



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