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Ipoacusia: diminuzione dell'udito

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Scritto da

Daniela Gallotti, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)


Pubblicato il 06/08/2010

Modificato il 06/08/2010

L'ipoacusia è una diminuzione mono o bilaterale della capacità uditiva. L'alterazione che provoca l'ipoacusia può essere congenita oppure acquisita, e tra le cause ci possono essere infezioni pre o postnatali, traumi cranici o acustici e fattori tossici. Allo stesso modo l'ipocausia può avere un decorso progressivo oppure manifestarsi improvvisamente, con sintomi associati di vertigini, fuoriuscita di secrezioni dall'orecchio (otorrea), dolori auricolari (otodinia), eccessiva risonanza della voce nell'orecchio di chi parla (autofonia) oppure acufeni. L'acufene, nella sua espressione soggettiva, è un fenomeno molto diffuso e si manifesta sotto forma di ronzio, suoni o rumori, spesso acuti, udibili solo dal soggetto che li percepisce.

 

Le classificazioni dell'ipoacusia.
Si parla di ipoacusia trasmissiva se la lesione all'udito interessa l'orecchio esterno o l'orecchio medio: le cause più frequenti di questo disturbo possono essere varie forme di otite, traumi, neoplasie, ma anche banalmente tappi di cerume.
L'ipoacusia è neurosensoriale se il danno è riscontrabile nella coclea, ossia nella parte interna delle orecchie, a forma di chiocciola, oppure nel nervo acustico. È mista, invece, se coinvolge entrambi i livelli dell'apparato uditivo.
L'altra classificazione importante è definita in base al livello di gravità: l'ipoacusia è lieve se l'abbassamento della soglia uditiva è compreso tra i 20 e i 40 dB, mentre si parla di ipoacusia medio-lieve se il deficit è tra i 40 e i 65 dB; diventa profonda se la perdita dell'udito è di 65-85 dB, valore oltre il quale si parla di vera e propria sordità.

 

Gli apparecchi acustici.
Esistono vari tipi di apparecchi acustici, per via aerea e per via ossea, ma il funzionamento si basa di norma sempre su questo schema: un microfono capta i suoni esterni, l'amplificatore ne aumenta l'intensità e il ricevitore li invia all'orecchio.
La nuova generazione di protesi acustiche per l'ipoacusia sfrutta la tecnologia digitale e ha eliminato alcuni degli svantaggi degli apparecchi tradizionali, prima tra tutti la “chiusura” fisica dell'orecchio con conseguente autofonia e marcata percezione dei propri suoni (per esempio la masticazione).
L’orecchio bionico, per esempio, è una coclea artificiale che svolge la funzione della coclea lesionata: trasforma l’energia meccanica del suono in impulsi elettrici che raggiungono il cervello attraverso il nervo acustico. Si usa l'impianto cocleare anche nelle persone affette da sordità profonda, su cui le normali protesi acustiche non hanno successo; l'installazione dell'impianto cocleare richiede un intervento chirurgico.

 



Fonti:

- Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link





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