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Calcoli renali: presenza di concrezioni cristalline nelle vie urinarie

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Scritto da

Daniela Gallotti, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)


Pubblicato il 05/08/2010

Modificato il 05/08/2010

I calcoli renali sono concentrazioni di sali minerali, come calcio, fosforo o ammonio, o di composti organici, come l'acido urico, che vanno a formare delle “pietruzze” nelle vie urinarie: come è facile immaginare, queste concrezioni cristalline, delle dimensioni di semplici granelli di sabbia così come di sassi importanti, possono sia ostruire il normale deflusso delle urine sia ledere le pareti delle vie urinarie.

 

Perché si formano e come prevenire i calcoli renali.
Le cause della formazione dei calcoli renali sono certe solo quando è implicata un'altra patologia o disfunzione. Spieghiamoci meglio: nella gotta, per esempio, l'alta concentrazione di acido urico nel sangue e quindi delle secrezioni renali provoca la precipitazione dell'acido urico e quindi la formazione di calcoli; allo stesso modo un'anomalia nel metabolismo del calcìo può provocare la precipitazione di suoi composti nell'urina e provocare quindi calcoli.
Nei casi in cui, invece, non esista alcuna disfunzione originaria a cui ricondurre la loro formazione, le cause della formazione dei calcoli renali restano varie e non esatte: possono facilitare la loro comparsa una dieta scorretta, povera di vitamine, ma anche disturbi del sistema endocrino, oltre ovviamente a infezioni renali e anomalie nella composizione chimica delle urine.
Un'alimentazione corretta e l'assunzione di abbondanti quantità di liquidi possono prevenire la formazione o la ricomparsa dei calcoli renali, ma esiste comunque una percentuale di individui predisposti che, nonostante tutte le precauzioni, sono soggetti a cicliche ricadute.

 

I sintomi della calcolosi renale e la terapia.
La manifestazione più ricorrente è la colica renale, notoriamente caratterizzata da forti dolori e di norma provocata dall'incuneamento del calcolo nel bacinetto renale: avviene quando il calcolo cerca di defluire con le urine ma si blocca in un punto più ristretto, ostruendolo. Se invece il flusso delle urine riesce comunque a trasportare il materiale precipitato e a espellerlo, è comunque possibile che le pietruzze provochino delle lesioni alle pareti delle vie urinarie e che nelle urine compaia del sangue. Nel caso più serio il calcolo continua a crescere, occupa integralmente la cavità in cui si trova e può causare un'insufficienza renale.
Test delle urine e ecografia del rene sono di norma sufficienti per la diagnosi. La terapia inizia con una dieta adeguata, che preveda l'eliminazione di tutti gli alimenti che favoriscono la formazione di calcoli renali e l'assunzione di elevate quantità di liquidi. In questo modo si incoraggia l'organismo a espellere spontaneamente i calcoli renali. Viene associata anche una terapia farmacologica per disinfettare le vie urinarie e scongiurare infezioni.
Se l'espulsione spontanea non è possibile, si procede con un intervento chirurgico per l'asportazione dei calcoli renali o per la loro frantumazione.



Fonti:

- Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link





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