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Gastroscopia: esame della mucosa dello stomaco e del duodeno

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Gastroscopia Gastroscopia Osservazione dello stomaco Osservazione dello stomaco


Scritto da

Gaia Cortese, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)


Pubblicato il 06/08/2010

Modificato il 06/08/2010

La gastroscopia è l’esame diretto della superficie interna dello stomaco mediante il gastroscopio a fibre ottiche (fibroscopio o endoscopio), ma solitamente la gastroscopia comprende anche l’osservazione dell’esofago e del duodeno. Si tratta di un esame invasivo, ma normalmente indolore e sicuro: l'incidenza di complicanze è bassissima.

 

Osservazione della mucosa.
In condizioni normali la mucosa dello stomaco e del duodeno presenta un colorito simile a quello della mucosa orale, se non in forma più intensa, con le pliche e i solchi ben visibili. Durante le infiammazioni (gastrite e duodenite) il colorito diventa più o meno rossastro: nelle forme infiammatorie ipertrofiche le pliche sono più evidenti e marcate; nelle forme atrofiche, invece, le pliche sono mal delimitate se non addirittura assenti. Durante la gastroscopia possono anche essere osservate ulcere della mucosa e sanguinamenti.

 

Come si svolge la gastroscopia.
La gastroscopia avviene introducendo il gastroscopio all’interno della bocca fino a raggiungere la porzione interessata del tratto digerente; è un esame che può essere utile nella valutazione o nella diagnosi di varie patologie come, ad esempio, la difficoltà o il dolore nella deglutizione, sanguinamenti di varia origine allo stomaco o all’addome, ulcere e tumori. Attraverso un’apertura nell’endoscopio possono essere fatti passare dei piccoli strumenti chirurgici per prelevare dei campioni di tessuto da sottoporre a ulteriori indagini: il prelievo di questi campioni di tessuto, ossia la biopsia della mucosa, è particolarmente importante per evidenziare la presenza dell’Helicobacter pylori, batterio spesso coinvolto nello sviluppo dell'ulcera gastrica o dell'ulcera duodenale.
Durante la gastroscopia è possibile anche per fermare eventuali emorragie o sanguinamenti, dilatare o tendere una zona contratta o effettuare altri interventi, come l'asportazione di polipi.

 



Fonti:

- Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link





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