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Gastrite duodenale: la rileva la gastroscopia

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Gastroscopia Gastroscopia Osservazione dello stomaco Osservazione dello stomaco


Scritto da

Gaia Cortese, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)


Pubblicato il 06/08/2010

Modificato il 20/04/2017

La gastroscopia è l’esame diretto della superficie interna dello stomaco mediante il gastroscopio a fibre ottiche – fibroscopio o endoscopio – e si usa per accertare la presenza di patologie come la gastrite duodenale per le quali è necessario osservare anche l’esofago e il duodeno. È un esame invasivo ma normalmente indolore e sicuro tanto che l'incidenza di complicanze è bassissima.

 

Come si svolge la gastroscopia

In condizioni normali, la mucosa dello stomaco e del duodeno presenta un colorito simile a quello della mucosa orale, se non in forma più intensa, con le pliche e i solchi ben visibili. Durante le infiammazioni – per esempio in caso di gastrite e gastrite duodenale – il colorito diventa più o meno rossastro: nelle forme infiammatorie ipertrofiche le pliche sono più evidenti e marcate, mentre nelle forme atrofiche le pliche sono mal delimitate se non addirittura assenti. Durante la gastroscopia possono anche essere osservate ulcere della mucosa e sanguinamenti.

La gastroscopia avviene introducendo il gastroscopio all’interno della bocca fino a raggiungere la porzione interessata del tratto digerente. È un esame che può essere utile nella valutazione o nella diagnosi di varie patologie come, ad esempio, la difficoltà o il dolore nella deglutizione, gastrite duodenale, sanguinamenti di varia origine allo stomaco o all’addome, ulcere, tumori. Attraverso un’apertura nell’endoscopio è possibile far passare dei piccoli strumenti chirurgici per prelevare dei campioni di tessuto da sottoporre a ulteriori indagini. Il prelievo di questi campioni di tessuto, ossia la biopsia della mucosa, è particolarmente importante per evidenziare la presenza dell’Helicobacter pylori, un batterio spesso coinvolto nello sviluppo dell'ulcera gastrica o duodenale.

Per fermare eventuali emorragie o sanguinamenti, durante la gastroscopia è possibile dilatare o tendere una zona contratta o eseguire altri interventi, come l'asportazione di polipi.



Fonti:

- Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link





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Aggiornato al 19/10/2017