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Mononucleosi: malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr

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Scritto da

Daniela Gallotti, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)


Pubblicato il 06/08/2010

Modificato il 06/08/2010

La mononucleosi è una malattia infettiva molto diffusa, ma che nella maggior parte dei casi ha un decorso del tutto asintomatico: colpisce perlopiù bambini o adolescenti in ambienti dove è inevitabile una certa promiscuità, come nelle scuole, nelle colonie estive, nelle case degli studenti e così via, ma solo il 5% di coloro che ne sono affetti danno manifestazione di sintomi, e si tratta di una percentuale davvero molto bassa a maggior ragione se si pensa che nella fascia di età tra i 16 e i 18 anni ne è colpito il 70% della popolazione.

 

La malattia del bacio.
La mononucleosi fa parte delle cosiddette malattie di Hespesvirus, ossia causate da un virus al DNA: la mononucleosi infettiva, conosciuta anche come morbo di Pfeiffer o linfomonocitosi infettiva, è causata dal virus di Epstein-Barr. Ma il nome con cui la mononucleosi è più conosciuta è di “malattia del bacio”, perché il contagio avviene nella maggior parte dei casi tramite la saliva. L'incubazione può durare da pochi giorni a 7 settimane.

 

La mononucleosi guarisce perlopiù spontaneamente.
Come abbiamo avuto modo di dire, nella maggior parte dei casi l'infezione segue il suo corso senza dare tangibile traccia, ma in alcuni casi si manifesta con sintomi come febbre, mal di testa, dolori alle articolazioni, angina monocitica (ossia comparsa di un essudato giallastro sopra le tonsille e le arcate faringee, con dolore alla deglutizione), tumefazione delle ghiandole linfatiche cervicali, ascellari e inghuinali, ed è anche possibile un ingrossamento della milza.
La diagnosi della mononucleosi è possibile, oltre che attraverso l'aumento dei globuli bianchi nel sangue, anche con test ematici specifici, come il Monotest e la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn.
La guarigione è di norma spontanea, senza l'impiego di alcun farmaco, se non a volte di antibiotici per prevenire infezioni batteriche secondarie, ma in alcune eccezioni può dar corso a complicazioni epatiche (ittero ed epatite), rottura della milza, o addirittura coinvolgimento del sistema nervoso (meningite o encefalite).

 



Fonti:

- Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link





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