Per quanto riguarda la domanda su quale farmaco puntare per la cura alla dipendenza dall’alcol, in linea generale ci sono due approcci a cui i medici ricorrono: somministrare un farmaco che per un meccanismo di tolleranza crociata elimina la sindrome, o in alternativa prescrivere un farmaco che riduca il processo neurofisiologico all’origine della sintomatologia astinenziale.
Nella pratica clinica, il primo farmaco è quello utilizzato comunemente, man mano ridotto come dosaggi in terapia, il secondo, invece, consente di utilizzare, grazie anche alle conoscenze neurofisiologiche e neuro farmacologiche, di agire sul target del processo di sviluppo dell’astinenza. E i farmaci di comune impiego sono le benzodiazepine considerate efficaci e sicure, quest’ultime in particolare in grado - ad un dosaggio adeguato- di prevenire o ridurre il desiderio del bere. Di preferenza sono il diazepam, la cui graduale riduzione avviene nel tempo, il desmetildiazepam, che invece dura diversi giorni; mentre per quanto riguarda gli altri farmaci frequentemente utilizzati citiamo il valproato di sodio, il gamma- idrossibutirrato di sodio, la tiapride e la carbamazepina.
Se poi si ipotizza che il paziente presenti problemi al fegato, un’epatopatia per intenderci, la scelta del farmaco allora viene fatta verso la già citata benzodiazepina priva però di metabolismo epatico, insomma facilmente eliminabile. Ed è di comune utilizzo in questo caso il farmaco oxazepam che esclude la possibilità di accumulo a carico del fegato.
In seguito, ossia una volta che il paziente ha sospeso o almeno si spera di essere riusciti a motivarlo nella consapevolezza dello stato della malattia, si può allora intraprendere , se non proprio un trattamento riabilitativo a medio e lungo termine, almeno un monitoraggio clinico e medio termine. Tenendo sempre sotto controllo l’alta tendenza alla recidiva del disturbo di dipendenza dall’alcol e utilizzando il farmaco non come strumento per il controllo del paziente, ma come supporto temporaneo. Finchè non riuscirà a gestire autonomamente le situazioni di pericolo.
Farmaco prescritto quando sono evidenti le condizioni di ripetuti fallimenti nel controllo dell’astinenza o su richiesta dello stesso paziente. Allo stato attuale sono tre i farmaci dimostrati efficaci: il naltrexone, l’acamprosato (non in commercio in Italia) e il GHB, unico di questi farmaci tra l’altro che non richiede una disintossicazione preliminare prima di iniziare il mantenimento.
Felicita Scardaccione giornalista pubblicista (Ordine regionale della Puglia)
Alcol e medico di famiglia
(a cura di Brignoli, Cibin, Gentile, vantini; Centro scientifico Editore)
Hanno collaborato:
- Gaetano Deruvo
(Presidente della SITD Puglia - Sezione Regionale Pugliese della Società Italiana Tossico Dipendenze)
- Eugenia Vernole
(Membro della SITD Puglia - Sezione Regionale Pugliese della Società Italiana Tossico Dipendenze)