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Metà delle malattie sono trasmesse dagli animali: nei prossimi anni numeri in aumento

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Metà delle malattie sono trasmesse dagli animali: nei prossimi anni numeri in aumento Metà delle malattie sono trasmesse dagli animali: nei prossimi anni numeri in aumento


Scritto da

AdnKronos Salute (Agenzia Giornalistica di Comunicazione)


Pubblicato il 12/07/2012

Modificato il 12/07/2012

Le zoonosi, le malattie che sono trasmesse all'uomo dagli animali come l'aviaria o la tbc, ogni anno colpiscono direttamente o tramite contagi successivi tra uomo e uomo 2,5 miliardi di persone, uccidendone 2,7 milioni.

Lo ha scoperto uno studio pubblicato dalla rivista Nature, secondo cui tra gli 'hotspot' delle epidemie ci sono aree nei paesi in via di sviluppo ma anche negli Usa e in Europa.

Secondo lo studio coordinato dall'International Livestock Research Institute inglese il 60% di tutte le malattie umane e il 75% di tutte le infezioni emergenti sono di origine animale. La più letale è la brucellosi, malattia batterica che colpisce i bovini ma che si può trasmettere all'uomo, ma sotto osservazione ci sono anche quelle 'emergenti', come l'influenza aviaria, che potenzialmente possono espandersi in tutto il mondo: "Le zoonosi sono uno dei pericoli maggiori per l'uomo - spiega Delia Grace, principale autrice dello studio - debellare le epidemie nei paesi più colpiti è cruciale per proteggere anche il resto del mondo. La domanda sempre maggiore di carne per l'alimentazione probabilmente aumenterà i rischi nei prossimi anni per molte patologie".

La 'classifica' degli hotspot per le zoonosi vede ai primi posti Etiopia, Nigeria e Tanzania in Africa e India in Asia, ma anche la parte nord occidentale degli Usa, l'Europa occidentale con in testa la Gran Bretagna e il Brasile sono a rischio per le 'zoonosi emergenti', quelle cioè che hanno appena iniziato a infettare l'uomo, hanno una nuova virulenza o stanno diventando resistenti ai farmaci: "La differenza è che c'è una correlazione stretta tra povertà del paese e effetti delle epidemie - spiegano gli esperti - in occidente ci sono allevamenti intensivi e, come nel caso della mucca pazza, molti casi tra gli animali, ma la mortalità rimane bassa, al contrario di quelli più poveri".



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