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Tumore al fegato: tumore epatico primario oppure da metastasi di altri tumori

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Scritto da Daniela Gallotti, giornalista professionista (Ordine regionale della Lombardia)

Pubblicato il 05/08/2010

Modificato il 05/08/2010

Il tumore al fegato è caratterizzato a una proliferazione anomala di cellule mutate all'interno dell'organo: può essere considerato un tumore abbastanza raro e la sua incidenza cresce sopra i 60 anni di età, soprattutto tra gli uomini, mentre sono molto frequenti le metastasi che colonizzano il fegato provenendo da tumori originati in altri organi, come il colon, il polmone o la mammella.
I tumori epatici primari, ossia provenienti da cellule interne dell'organo, tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni.

 

I fattori di rischio.
I fattori che possono aumentare la probabilità statistica di tumore sono le malattie al fegato, in primis le infezioni croniche, come l'epatite B o l'epatite C, che si trasmettono attraverso il sangue, i rapporti sessuali o di madre in figlio in gravidanza. A sviluppare il tumore al fegato è anche il 5% delle personne con cirrosi, una malattia in cui le cellule vengono sostituite da tessuto cicatriziale a causa di infezioni, parassiti, abuso di alcol, intossicazioni o malattie autoimmuni. Coadiuvanti del tumore al fegato non anche le aflatossine, sostanze che si sviluppano in alcuni tipi di muffa degli alimenti.
Non è comunque ancora chiaro il meccanismo di sviluppo del tumore al fegato, anche perché molti soggetti con diversi fattori di rischio non si ammalano.

 

Il tumore al fegato è silenzioso.
Il tumore al fegato è detto anche tumore silenzioso perché nelle fasi iniziali non dà sintomi: questi compaiono solo a diffusione avanzata, come dolore dalla parte superiore dell'addome alla schiena e alle spalle, ingrossamento del ventre, perdita di peso e di appetito, nausea, vomito, colore giallo della pelle e scuro delle urine, simili comunque ad altre malattie. A causa della sua silenziosità, il tumore al fegato viene spesso diagnosticato tardi, quando è già esteso, e la sopravvivenza è quindi bassa.
La diagnosi avviene innanzitutto per palpazione di fegato, milza e organi vicini alla ricerca di masse sospette o raccolta di liquido nel ventre; negli esami del sangue sono importanti i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina; importanti sono poi l'ecografia, la TAC o la risonanza magnetica che permettono di distinguere eventuali formazioni anomale dai tessuti sani e di indicare la necessità di una biopsia per l'esame istologico.
Una volta individuato il grado di malignità del tumore al fegato, si decide la terapia: la maggior parte dei tumori epatici, però, non può essere curata chirurgicamente. L'intervento è possibile se il tumore è localizzato: l'asportazione può essere parziale ma anche totale, e in questo secondo caso è associata a un trapianto. Si impiegano anche tecniche di termoablazione con laser e microonde, iniezione di etanolo, criochirurgia, chemioterapia e radioterapia.



Fonti: - Enciclopedia Treccani (Novecento) - Ist. della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Ed. 1990 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- Enciclopedia della Medicina - DeAgostini Ed. 2010 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link
- L'Universale della Medicina - Garzanti Ed. 1995 - Autori e riferimenti scientifici: vedi link




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